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Storie di antifascisti, la vicenda di Silvio Cattini

Quando nel 2012 pubblicammo il Dizionario storico dell’antifascismo modenese eravamo pienamente consapevoli della possibilità – dal momento che avevamo deciso di produrre seicento biografie di antifascisti – che nella compilazione delle schede potessero esserci errori e imprecisioni.

Per questo motivo decidemmo di procedere ad una versione online del dizionario, che consentisse  di correggere o integrare le schede con nuove notizie. Sono passati quattro anni e solo ora è iniziato il lavoro di costruzione della banca dati, per ragioni che dipendono prevalentemente dalla scarsità di risorse economiche.

Nel frattempo sono arrivate poche segnalazioni, ma si è presentato un caso che ci ha convinto ad anticipare la pubblicazione di un approfondimento, proprio per la specificità del profilo dell’antifascista in questione, Silvio Cattini.

Nel progettare il Dizionario decidemmo di escludere per ovvie ragioni i confidenti della polizia che si erano infiltrati nel movimento antifascista ma di provare invece a biografare gli antifascisti che erano diventati informatori, per cercare di capire, come scrivevamo,

“attraverso quali percorsi mentali e concreti queste persone, in alcuni casi con un curriculum antifascista di tutto rispetto, [erano] arrivate a fare questa scelta”. Decidemmo di biografare anche quelli che, a un certo momento, avevano deciso di aderire al fascismo. Anche in questo caso, per “capire le ragioni di tale scelta, se frutto di reale convincimento o necessità strumentale”.

Non era dunque presente alcun motivo ‘moralistico’, o alcuna volontà di condannare persone per le loro scelte, ma il desiderio di capire, nella consapevolezza che vivere sotto una dittatura costringe a fare scelte e qualche volta a scendere a patti, perché non si vedono vie d’uscita o perché si temono conseguenze su altri o sulla propria famiglia.

Una di queste figure è appunto Silvio Cattini di Soliera. Rispetto alle informazioni disponibili – quasi esclusivamente il fascicolo della polizia su di lui – era stata redatta una scheda biografica che dava per scontato il suo ruolo di informatore. Sollecitato dal desiderio di chiarire il ruolo effettivo avuto da Cattini durante la lotta antifascista e le vicissitudini vissute dopo la Liberazione, il nipote William ha approfondito la sua figura, raccogliendo testimonianze familiari e di persone che l’hanno conosciuto e dedicando una certosina attenzione alle fonti documentarie disponibili, facendo emergere contraddizioni e informazioni false.

Ne esce fuori un quadro molto più articolato che, se da un lato, conferma la presenza di contatti con le strutture dell’Ovra, mette in discussione il ruolo effettivo di confidente di Cattini, dimostrando abbastanza chiaramente come questi contatti non si siano poi tradotti in un’azione concreta contro altri antifascisti, rendendo così poco credibili le accuse che gli sono state mosse nel dopoguerra.

In attesa che questa documentazione venga messa a disposizione nella banca dati online, ci sembra utile e opportuno anticipare il lavoro di William Cattini, a dimostrazione di quanto lavoro si possa e si debba ancora fare per conoscere la storia dell’antifascismo modenese.